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Francesco Bei per "la Repubblica"
Borsalino scuro calato sul viso, cappotto blu, una misteriosa femme fatale sul sedile dell'auto, Berlusconi torna a Roma, su insistenza di Alfano, con nessunissima voglia di discutere delle primarie del Pdl. Già lo ritiene un soggetto politico «senza futuro», «in caduta libera nei sondaggi», figuriamoci mettere dei soldi per finanziarie delle primarie. Così la riunione a via del Plebiscito con Alfano, Gianni Letta e Ghedini è un lungo tormento per entrambi, il segretario - che arriva persino a minacciare le dimissioni -
e il fondatore. Dalla quale non esce una decisione definitiva, anzi le primarie sono sempre più appese a un filo.
«Angelino, lo dico per il tuo stesso bene, accetta il mio consiglio», insiste più volte il Cavaliere, «lasciamo perdere questa follia. Perché invece non organizzi una bella convention?». Niente da fare, il segretario non molla. «Tornare indietro è impossibile. E poi qual è l'alternativa? Abbiamo già i nostri che raccolgono le firme». In verità un'alternativa Berlusconi ce l'avrebbe.
L'aveva già buttata sul tavolo all'ultimo ufficio di presidenza ma ora ci torna su con più convinzione: «Mariarosaria Rossi ha messo in piedi un bellissimo call center. Perché non la lasciamo fare?». Sarebbe una sorta di sondaggio telefonico con alcune opzioni, quattro-cinque candidati, e costi molto ridotti. Ma anche zero partecipazione, nessun contenuto politico, nessuna prospettiva.
Il segretario avrebbe voglia di mollare tutto e andarsene. Tanto più che il Cavaliere torna a ripetere che «servirebbe un altro partito». Ma rilancia, sostenuto anche da Gianni Letta. «E se le spostassimo alla prima domenica dopo le feste? Il 13 gennaio per esempio ». Le obiezioni dell'ex premier sono molte, da quelle meteorologiche a quelle più politiche, «visto che saremmo a ridosso dello scioglimento delle Camere e nessuno ti darebbe retta. Sarebbero un vero suicidio e te lo caricheresti tu sulle spalle».
Alla fine, per nulla convinto, con l'aria di chi non nutre più alcun interesse per l'argomento, Berlusconi molla: «Va bene, andate avanti, fate come credete». In salotto c'è già Flavio Briatore che l'aspetta per cenare e discutere degli investimenti in Kenya e il Cavaliere ha già la testa altrove. Alfano gli rivolge un'ultima richiesta: «Non potresti convincere qualcuno dei candidati, per esempio quel Samorì, a rinunciare?». Nemmeno su questo, tuttavia, Berlusconi concede molto. Più tardi, in privato, confesserà tutto il suo scetticismo sull'operazione: «Secondo me le primarie non le faranno nemmeno tra due mesi».
Tornato a via dell'Umiltà , il calvario di Angelino prosegue perché gli ex An - suoi grandi elettori - non sono per niente convinti del 13 gennaio. Temono che sia una trappola di Berlusconi per sabotare le primarie Pdl. E guadagnare tempo per lanciare a ridosso della campagna elettorale il suo vero progetto, la nuova Forza Italia. La Russa in particolare
insiste per mantenere ferma la data del 16 dicembre: «Tre settimane - osserva Transatlantico - sono sufficienti a portare centinaia di migliaia di persone a votare. Berlusconi è contrario? Ma se è stato proprio lui il primo ad annunciare le primarie per il 16 dicembre inaudita altera parte, cioè senza averne prima discusso con nessuno».
Malgrado tutto alla fine passa la linea Alfano che oggi proporrà ai coordinatori regionali di mobilitarsi per il 13 gennaio. Con l'obiettivo di portare almeno un milione di persone ai gazebo. Certo l'atmosfera che circonda l'operazione non è propriamente di grande entusiasmo. La maggior parte dei parlamentari, sapendo che il Cavaliere resta contrario, preferiscono non esporsi e non daranno una mano. Inoltre le casse del Pdl sono quasi vuote. Il tesoriere Rocco Crimi, prima di dimettersi (dicono su invito di Berlusconi), ha avvertito tutti: «Ci sono soldi solo fino a marzo».
Poi saranno a rischio gli stipendi di via dell'Umiltà e salteranno i contratti a tempo. Già oggi gli addetti stampa non hanno più la mazzetta dei giornali e, per risparmiare, non possono mandare sms con i cellulari. Ma soprattutto il Pdl perde pezzi. Oggi se ne andrà la pattuglia di parlamentari - da Stracquadanio alla Bertolini - che guardano a Montezemolo. E pure Franco Frattini, il più filo-Monti di tutti, è sempre più infastidito dall'antimontismo dei colonnelli ex An e suggerisce una «federazione dei moderati» sotto l'egida del premier.
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