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Danilo Taino per “Corriere.it”
L’Austria ha un nuovo presidente, ecologista: Alexander Van der Bellen. Nel conto finale dei voti del ballottaggio ha superato il candidato del Partito della Libertà (Fpö) Norbert Hofer. L’estrema destra, dunque, non ce l’ha fatta a conquistare il vertice delle istituzioni austriache. Dopo che domenica il conteggio dei voti espressi direttamente dava in vantaggio Hofer di quasi quattro punti percentuali, lunedì lo scrutinio delle preferenze espresse per posta ha ribaltato la situazione.
Van der Bellen è arrivato al 50,3% dei voti, Hofer al 49,7%: uno scarto di soli 31.026 voti. Il movimento dei verdi e i sostenitori di Van der Bellen stanno già preparandosi a festeggiare. Da parte sua Hofer ha già ammesso la sconfitta. Sulla sua pagina Facebook, si dice «rammaricato» di non essere stato eletto presidente: «Mi sarebbe piaciuto prendermi cura di questo bel Paese. Vi resterò comunque fedele», scrive.
Un segnale ai partiti tradizionali
La mancata conquista di Hofburg, il palazzo presidenziale, da parte di un partito fondato da ex nazisti (sicuramente poi evoluto ma comunque su posizioni spesso estreme) fa tirare un sospiro di sollievo al mondo politico tradizionale del Paese.
Lo mette nella posizione di potere cercare di recuperare: lo spavento è stato forte, la critica netta di metà dell’elettorato è materia di riflessione. Non è però detto che la reazione ci sia: le incrostazioni del vecchio sistema, fondato sui due pilastri dei partiti Socialdemocratico e Popolare oggi entrambi in crisi, saranno difficili da eliminare.
Un ruolo importante lo avrà il governo guidato dal nuovo cancelliere Christian Kern. Il pericolo scampato fa guadagnare tempo ai partiti che si oppongono alla destra estrema; potrebbe però essere un elemento di rassicurazione che rallenta la riforma necessaria, sia nel sistema dei partiti sia nello Stato. Inoltre, c’è da notare che anche il nuovo presidente, indipendente ed ecologista, non è un membro dell’establishment politico tradizionale. I vecchi dinosauri hanno dunque da rallegrarsi ma soprattutto da lavorare.
Qualcosa di simile si può dire per l’Europa, che guardava con grande attenzione e timore all’eventualità che l’Austria fosse il primo Paese della Ue a eleggere un presidente di destra radicale. Il rischio è che, come spesso succede, dopo le dichiarazioni preoccupate per i molti voti presi dal Partito delle Libertà (per nulla liberale) si torni a incrociare solo le dita e a non fare molto per leggere il significato di protesta del 50% degli austriaci che hanno scelto Hofer.
VAN DER BELLEN E HOFER
VAN DER BELLEN
Di certo, le elezioni presidenziali austriache del 2016 sono il segno che un sistema di governo tradizionale vacilla anche nell’Europa occidentale, in Paesi ricchi e di solito politicamente stabili. Annunciano una nuova fase politica che interessa tutti gli europei.
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