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“SENZA UN ACCORDO ENTRO MERCOLEDÌ RIPARTONO LE BOMBE” – LA MINACCIA DI TRUMP ALEGGIA SUI NEGOZIATI DI ISLAMABAD TRA USA E IRAN - IL NERONE DELLA CASA BIANCA SPOSTA LA FINE DELLA TREGUA A DOMANI, ANNUNCIA CHE HORMUZ RESTERA’ CHIUSO FINO ALLA FIRMA DELL’ACCORDO, E ATTACCA LA CNN: “I SITI NUCLEARI IRANIANI SONO STATI DISTRUTTI, RIESUMARLI SARÀ DIFFICILE” - IN PAKISTAN ATTESO IL VICEPRESIDENTE AMERICANO JD VANCE, MA LA TRATTATIVA PARTE IN SALITA MA LE POSIZIONI SUL PROGRAMMA ATOMICO RESTANO DISTANTI - IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO IRANIANO GHALIBAF: “NON ACCETTIAMO NEGOZIATI SOTTO MINACCIA. GLI USA VOGLIONO LA RESA, NON CI PIEGHIAMO”- NETANYAHU AVVERTE: “IL LAVORO IN IRAN NON È FINITO”. L'INCERTEZZA SPINGE GIU' BORSE E SU IL PREZZO DEL PETROLIO
donald trump - stretto di hormuz
Le delegazioni di Usa e Iran, dopo giorni di braccio di ferro, arrivano oggi in Pakistan guidate dal vicepresidente americano Vance e dal capo del Parlamento iraniano Ghalibaf per un nuovo round di negoziati. “Senza un accordo entro mercoledì ripartono le bombe”, minaccia Trump. “Gli Usa vogliono la resa, non ci pieghiamo”, la replica di Teheran. Netanyahu avverte: “Il lavoro in Iran non è finito”. Il clima di incertezza spinge le Borse in rosso e il petrolio al rialzo.
Ghalibaf: “Non accettiamo negoziati sotto minaccia”
"Trump, con l'imposizione del blocco e la violazione del cessate il fuoco, vuole trasformare, a suo avviso, questo tavolo di negoziato in un tavolo di resa o giustificare una nuova ondata di provocazioni belliche. Non accettiamo negoziati all'ombra della minaccia e nelle ultime due settimane ci siamo preparati per rivelare nuove carte sul campo di battaglia". Lo scrive su X il presidente del parlamento iraniano e negoziatore, Mohammad-Bagher Ghalibaf.
Trump: “Siti nucleari iraniani distrutti, riesumarli sarà difficile”. E attacca la Cnn
DONALD TRUMP - GUERRA ALL IRAN E URANIO ARRICHITO
“L'operazione Midnight Hammer ha comportato la completa e totale distruzione dei siti contaminati da polveri nucleari in Iran.
Pertanto, riesumarli sarà un processo lungo e difficile”. Lo scrive il presidente degli Stati Uniti Donald Trump su Truth. Secondo Trump “la Cnn, con le sue notizie false, e altre reti e piattaforme mediatiche corrotte, non rendono giustizia ai nostri grandi aviatori, cercando sempre di umiliare e sminuire. Perdenti”.
TRUMP
Gabriella Colarusso per repubblica.it - Estratti
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Oggi dovrebbero arrivare le due delegazioni, la statunitense guidata dal vicepresidente J.D. Vance, con Steve Witkoff e Jared Kushner, e l’iraniana capeggiata dallo speaker del Parlamento Mohammed Ghalibaf con il ministro degli Esteri Araghchi.
Il cessate il fuoco scadeva oggi, ma Trump lo ha di fatto posticipato a «mercoledì sera, ora americana», lasciando 24 ore ai negoziatori per arrivare a Islamabad e mettersi al lavoro fino a domani, ma tornando poi a minacciare l’Iran se non rispetterà le sue condizioni:
è «altamente improbabile una proroga della tregua se non si raggiungerà un accordo, senza accordo molte bombe inizieranno a esplodere», ha ripetuto dopo una nuova giornata di tensioni, smentite e indiscrezioni, con gli iraniani che hanno negato fino all’ultimo di voler partecipare ai colloqui e i pachistani impegnati a riportare al tavolo i belligeranti e il tycoon che ha sparso ottimismo parlando di intesa «in tempi brevi».
Il rischio che il processo diplomatico saltasse è sembrato molto vicino all’alba quando i marines Usa hanno abbordato un mercantile iraniano che tentava di eludere il blocco navale a Hormuz. Il comando di Teheran aveva promesso una rappresaglia contro «l’atto di pirateria»: gli Stati Uniti «non sono seri» nel dialogo diplomatico, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ma una vera reazione militare non c’è stata. Posizionamento in vista dei colloqui, certo, ma anche il lavoro di concerto delle cancellerie.
L’intervento del comandante in capo delle forze armate pachistane, Asim Munir, e un nuovo giro di telefonate tra capitali del Golfo e dell’Oriente hanno contribuito a evitare l’escalation. Il maresciallo pachistano ha parlato con Trump, sottolineando che il blocco navale ostacola i nuovi negoziati. Anche Pechino si è fatta sentire: Xi Jinping ha parlato con l’erede al trono saudita, Mohammed Bin Salman, ed entrambi hanno chiesto che venga «garantito il normale traffico nello Stretto di Hormuz».
jd vance donald trump prima riunione del board of peace foto lapresse
Ufficialmente, Trump non ha cambiato posizione: il canale resterà «chiuso fino alla firma dell’accordo, sto vincendo la guerra, gli iraniani perdono 500 milioni al giorno», ha ribadito, aggiungendo che gli sarebbe anche piaciuto partecipare di persona alle trattative.
In serata fonti iraniane parlavano di «sforzi positivi» da parte del Pakistan per porre fine al blocco e garantire la presenza dell’Iran a Islamabad, ma a Teheran prevale il pessimismo sull’esito del vertice: le richieste Usa vengono ancora considerate “massimaliste” e il rifiuto di Washington di rimuovere il blocco navale non fa ben sperare. Il primo incontro storico tra Vance e Gahlibaf si è concluso 10 giorni fa senza un’intesa sul nucleare e con gli iraniani determinati a mantenere il controllo di Hormuz.
Le posizioni sul programma atomico restano distanti: gli iraniani hanno escluso che l’uranio arricchito possa essere portato fuori dal paese, l’unica mediazione possibile è diluirlo. La situazione nello Stretto resta volatile, e alto rischio il rischio di uno scontro con gli americani. I mediatori sono consapevoli che la trattativa parte in salita. (…)
jd vance e donald trump nella situation room durante i bombardamenti americani sull'iran
mohammad baqer ghalibaf 3
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