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Bettina Bush per “la Repubblica”
Sicuramente si sarebbe divertito a giocare con il titolo della mostra che Genova gli dedica a undici anni dalla sua scomparsa: Aldo Mondino moderno, post- moderno, e contemporaneo, a Villa Croce e a Palazzo della Meridiana, da vedere fino al prossimo 27 novembre (curata da Ilaria Bonacossa con la collaborazione dell' Archivio Mondino).
Aldo Mondino (1938-2005) è stato soprattutto un artista eclettico, ironico e scherzoso come quando giocava a fare il pittore nel suo autoritratto Mon Dine, vestaglia rossa, o meglio Red Robe, per un' incursione nel territorio dell' americano Jim Dine, suo contemporaneo pop, con un' eco lontana di Marcel Duchamp.
Ma le citazioni continuano con altri grandi del passato: Casorati, Degas, Picasso, Giacometti e Capogrossi, rivoluzionando i loro codici linguistici.
Lui si divertiva a mischiare e a mescolare, per cambiare punti di vista e inventare nuove visioni, complice la sua miopia, perché Mondino non amava gli occhiali, preferiva vedere "a modo suo".
Come per i suoi Tappeti stesi, quando in uno dei lunghi viaggi, in un bazar di Tangeri scambia un tamburato industriale per un vecchio tappeto. Da lì l' ispirazione: dipingere tappeti sul truciolato, usando l' effetto del trompe l'oeil. Stessa cosa per Viola D'amore, la custodia di un violoncello aperta che diventa l' abbraccio di due innamorati.
Qualche tuffo nella Pop Art e nel Surrealismo, e poi, nel pieno dell' Arte Povera, sperimenta col cibo, e realizza la Piscina di Marshmallow con caramelle al posto delle piastrelle; intanto insiste sul doppio gioco dei materiali: solo cioccolatini Peyrano al posto della pietra per il mosaico The Byzantine World.
Ne I 12 King cambia tema, parte dai Ching cinesi per indagare sui tempi della vita, partendo dalla Modestia per arrivare al Creativo, la tela con solo gli strumenti del pittore, questa volta un lavoro introspettivo e concettuale, intanto per Mondino ogni corrente è solo ispirazione temporanea di un grande gioco.
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