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DAGONOTA
Kerri Kennedy Giovanna Melandri e Hou Hanru
Tra delusioni e malumori, la gestione-Melandri del MAXXI è su un piano inclinato. Il Museo del XXI Secolo progettato da Zaha Hadid non è riuscito a trovare un profilo internazionale (le recensioni all'estero sono inconsistenti, ma anche se lo cerchiamo su TripAdvisor, dobbiamo scendere al 164° posto tra le attrazioni della Capitale).
Il mondo del contemporaneo più vibrante è in Cina, e il Direttore del Museo è il cinese Hou Hanru? Ebbene, non si è mai visto un cinese che abbia meno relazioni (e raccolga meno sponsorizzazioni e finanziamenti) dal suo Paese. Se facciamo parlare gli albergatori romani, altro che Londra, Parigi, o Berlino, o la Milano del Design e della Moda: qui nessun turista di alto livello viene per l'arte o la creatività contemporanea.
Certo, un'attenuante c'è: la struttura dell'edificio della Hadid - con spazi che celebrano la progettista, piuttosto che accogliere l'arte - non aiuta. Ma l'insoddisfazione che si raccoglie tra gli addetti ai lavori si riassume in una sola accusa: il MAXXI a guida Melandri non ha un'identità. Una programmazione sparpagliata e confusionaria, nessuna Mostra o evento che crei davvero un'attenzione o una tendenza culturale.
E, soprattutto, uno sguardo incredibilmente rivolto al passato. Basta guardare la programmazione in corso: una Mostra sulla Turchia e Istanbul che affronta un tema interessante, ma modesta. E una raffica di contemporaneità da ridere: Mostra su Pierluigi Nervi (che ha iniziato a lavorare cento anni fa). Mostra su Superstudio (gli architetti "radicali" degli anni 60-70 del secolo scorso). Uno sguardo politico di Amos Gitai, ma sull'assassinio di Rabin (oltre 20 anni fa).
Per i prossimi giorni, però, si annuncia una Mostra sull'arte irachena, con alcune ricostruzioni 3D e ologrammi. Finalmente ci si occupa dell'arte di oggi? No, è quella dell'antica Babilonia. Benvenuti nel XXI secolo. Avanti Cristo.
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