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Giancarlo Dotto per Dagospia
Roma cosa sei? Dove sei? Dove vai, no, perché così non va da nessuna parte. Beccare un rigore più falso della castità di Formigoni a pochi secondi dalla fine non può essere liquidato solo come accanimento della sorte. C’è qualcosa di più e di più terribile. Una labilità emotiva che prescinde dai giocatori, figlia di un ambiente satanico che trova piacere solo nell’esercizio di un nichilismo dozzinale.
Il senso del tragico è così forte nelle teste di Pjanic e compagni che, dopo l’inverosimile palla ballonzolante dell’1 a 0, a nemmeno dieci minuti dalla fine, il pensiero latente non era: “Okay, è fatta, ci prendiamo questi tre punti, ce li portiamo a casa, sperando in giorni migliori”, ma: “Non ce la faremo mai a portare a casa questi tre punti, qualcosa accadrà sicuro di orribile”. Succede così che la gestione palla si fa ansiogena, tremebonda. Difesa a oltranza, palle rinviate a casaccio. Succede che il sempre più macchinoso e spaesato Dzeko vada mollacchione sulla possibile palla del 2 a 0 (ma già prima aveva sprecato di testa).
Succede che, da copione maligno, a una manciata dalla fine, un tale in mutande, che dovrebbe aiutare l’arbitro e invece lo affonda, riesce a vedere a due metri da sé, in piena luce, un fallo di Manolas mai esistito. Un’allucinazione che cancella due punti, forse non meritati ma certo stravitali per la Roma di Garcia. Che se ne torna a casa, sapendo di trovare due cose, James Pallotta e l’ostilità della piazza. Sapendo che, mercoledì sera all’Olimpico contro il Bate, l’occasione vera e forse ultima di ritrovare quella felicità di essere Roma che oggi gli manca.
L’Inter ne approfitta. Dopo aver sbattuto per più di un’ora sul muro di Perin e compagni, trova il vantaggio indovinate con chi? Ljiajc, of course. Che, lontano dalle torpide atmosfere di Trigoria, ha ritrovato verve leonina al punto di sembrare il suo gemello. Tecnica, potenza, corsa. Giocatore totale. Mai visto così leader. Imperversa in ogni zona del campo. Ha cambiato anche voce.
Prima pigolava, ora tuona. Ennesimo 1 a 0 dell’Inter, l’ottavo, manifesto numerico di questa squadra. Mancini ha messo su una squadra solida, cattiva, che sa sempre trovare quello che gli serve e sa difenderlo con i denti (maestoso anche ieri Miranda). Un Mancini mai così padrone del suo gruppo, capace anche di tenere in cantina uno come Icardi, infischiandosene dei suoi umori. Aspettando il Napoli a Bologna, torna per una notte capolista. Per me, oggi, la più credibile tra quelle che si candidano.
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