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Marigia Mangano per il "Sole 24 Ore"
La Carlo Tassara di Romain Zaleski fa partire ufficialmente la vendita delle storiche partecipazioni. Un pezzetto del ricco portafoglio azionario sarebbe stato dismesso nelle scorse settimane. Si tratta della quota in Mediobanca, pari allo scorso 30 settembre all'1,17% del capitale.
I 10 milioni di titoli di piazzetta Cuccia erano in carico a 6,98 euro l'una, un valore che il titolo di Mediobanca, cresciuto di quasi l'80% dalla presentazione del piano industriale, ha superato stabilmente all'inizio dello scorso febbraio. La favorevole finestra di mercato potrebbe aver fruttato alla Tassara, che nel luglio 2013 aveva venduto anche la quota in Generali, una plusvalenza su un controvalore complessivo che dovrebbe aggirarsi intorno ai 75 milioni.
Nel portafoglio della finanziaria, di fatto commissariata dalle banche creditrici, restano quote di spicco nelle principali realtà finanziarie italiane: tra queste l'1,7% di Intesa Sanpaolo, l'1,42% di Ubi Banca, il 2,5% di A2A, l'1,73% di Cattolica, lo 0,25% di Bpm, l'1,14% di Mps, lo 0,68% di Generali e il 18% di Mittel. Il recente rally di Piazza Affari ha ora accorciato le distanze tra il valore di carico dei titoli e i corsi di borsa.
à dunque assai probabile che la società presieduta da Pietro Modiano possa far seguire alla vendita della quota in piazzetta Cuccia altre cessioni in tempi rapidi. Gli occhi, in particolare, sono puntati sulla partecipazione economicamente più importante, e cioè Intesa Sanpaolo.
Il valore di carico complessivo è di 2,8 euro, a fronte di un valore di borsa risalito di recente a 2,5 euro, ma una parte di queste azioni, pari allo 0,29% circa del capitale, è in carico a 1,83 euro e dunque potrebbe essere stata smobilizzata in modo indolore. Discorso diverso per il restante 1,43%, in carico a 3 euro. Tutte operazioni su cui farà il punto il consiglio di amministrazione convocato a fine mese della holding fondata da Romain Zaleski.
Del resto, secondo quanto si apprende, i principali creditori della società , ovvero le banche che hanno crediti per circa 2 miliardi, starebbero facendo pressione sulla dismissione in tempi rapidi delle partecipazioni, dato il momento favorevole di mercato. Il portafoglio della holding di Zaleski è nei fatti immobilizzato ormai da anni e ha generato, in termini di svalutazioni e oneri finanziari, pesanti perdite.
Quanto basta per portare solo qualche mese fa le banche finanziatrici e il management della società bresciana a risedersi a un tavolo e rinviare per la quarta volta consecutiva debiti e scadenze stabiliti nello stand still. Con una modifica chiave, però: gli istituti, di fatto, si sono impegnati a trasformare parte dei crediti in capitale (Strumenti partecipativi, sfp). Un passo obbligato, se si pensa che in base al bilancio intermedio al settembre 2013 le perdite del periodo avevano già raggiunto i 48 milioni e quelle accumulate 907 milioni di euro, ricorrendo la fattispecie dell'articolo 2447 del codice civile (perdite oltre un terzo del capitale). Serviva, dunque, ricapitalizzare.
Romain Zaleski Elia Valori e Sergio Balbinot
Romain Zaleski
MARCO TRONCHETTI PROVERA E ALBERTO NAGEL FOTO BARILLARI
Alberto Nagel e Roberta
GIOVANNI BAZOLI E JOHN ELKANN
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