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Fino all'introduzione dei macchinari più moderni, gli animali svolgevano un ruolo decisivo nelle guerre. Basta pensare al sapiente uso dei cavalli che facevano i mongoli e che permise a Hengis Khan e ai suoi generali di costruirsi il più grande impero mai conosciuto, oppure alla grande traversata di Annibale con gli elefanti.
Nel libro "Beasts of War: The Militarization of Animals” l’autore Jared Eglan ha esplorato i diversi modi in cui i militari hanno usato (e continuano a farlo) gli animali da combattimento. Tra questi uno dei più incredibili è il delfino.
Nel 1960, la US Navy iniziò i suoi studi sui delfini. Testavano le loro capacità idrodinamiche, li addestravano per missioni “a caccia di mine” in mare e altre missioni di protezione.
Nel caso della caccia alle mine, i delfini sono stati addestrati per individuare le mine subacquee e rilasciare delle boe in quella posizione, consentendo alla marina militare di eliminare le armi in modo sicuro.
Durante la guerra in Iraq nel 2003, tali “operazioni delfino” portarono alla disattivazione di oltre 100 mine nel porto di Umm Qasr. "Gli animali vengono rilasciati in mare aperto. E da quando è iniziato il programma, solo in pochi non sono tornati”, spiega la marina.
Gli Stati Uniti non sono gli unici a militarizzare i delfini. In Russia ci sono delle vere e proprie divisioni di delfini militarizzati che risalgono dall’Unione Sovietica. E all'inizio di marzo l’esercito russo ha acquistato altri cinque delfini-soldato (due femmine e tre maschi) per l’unità.
L’agenzia d’informazione russa “RIA Novosti” ha scritto che i "delfini sono addestrati per pattugliare in mare aperto e rilasciare le boe in luoghi di interesse militare, dalle mine ai nemici”.
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