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Francesco Grignetti per "la Stampa"
Per una volta cominciamo dalla fine: gli affari a cui miravano Gianpi Tarantini & soci non sono andati a buon fine perché nel maggio 2009, all'acme del loro lavorìo, arrivò il ciclone D'Addario, uscì fuori la storia della cocaina, la magistratura ordinò una perquisizione e si accesero i riflettori (anche quelli di Niccolò Ghedini) sulla connection barese. Per stare alle parole di Tarantini, «la D'Addario mi ha rovinato la vita, ha distrutto il mio rapporto con il presidente Berlusconi, mi ha distrutto economicamente».
Le porte di Finmeccanica e della Protezione Civile d'improvviso si serrarono e i manager si negarono al telefono. Tutto ciò non significa però che un reato non ci sia stato. La procura di Bari sta indagando per «turbativa d'asta» e «corruzione». Sono almeno dieci, se non quindici, le gare sotto osservazione e sarebbero cinque finora gli indagati.
Impressionanti le cifre. Dice l'autista-confidente Dino Mastromarco alla moglie di Gianpi, Nicla, nel corso di un colloquio a cuore aperto, registrato con una microspia in auto: «Mo' si deve vedere con la Finmeccanica e compagnia cantando... che è una cosa, lo sai quant'è l'importo? Ti ha detto qualcosa Gianpaolo?.... Se gli entra tutta la parcella di mediazione ci arrivano 20, 30 milioni di euro come se niente fosse... ma proprio sto parlando del minimo... perché si parla di un miliardo di euro».
Eccoli, allora, gli appalti da papparsi via Finmeccanica a cui mirava Tarantini: un miliardo di euro. E che volete che fossero 80.000 euro spesi in donnine e champagne? Sul piatto c'era il grande affare della società mista Sel Proc (280 milioni di euro). Recitano i comunicati ufficiali: «à una società del Gruppo Finmeccanica, partecipata al 70% da Selex Sistemi Integrati ed al 30% da Seicos. Attualmente Sel Proc indice, per conto del Dipartimento della Protezione Civile italiana, gare ad evidenza pubblica per l'acquisizione di beni e servizi nel settore».
Oppure il progetto Snipc, Sistema nazionale integrato di protezione civile: peccato che occorressero frequenze radio e allora un manager di Finmeccanica, Sabatino Stornelli, proponeva a Tarantini di comprare le frequenze di «Latte e miele», radio in fallimento, e Domenico Lunanuova, un altro manager, manovrava per far cedere alla Rai le frequenze di Isoradio.
D'altra parte Lunanuova è lo stesso che manda per mail a Tarantini in anteprima le bozze dei contratti e poi comunica a Gianpi che è stata pubblicata una nuova gara per sistemare cavi di fibra ottica del valore di 35 milioni di euro e gli chiede «se Enrico Intini (socio di Tarantini, ndr) è interessato». Emblematico il colloquio. Tarantini: «E' un peccato, perché gli importi sono grossi. Quant'è la progettazione?». Lunanuova: «La progettazione è l'unica parte che facciamo... che voglio fare io, ovviamente... però rispetto a 38 saranno 3 milioni». Tarantini: «Vabbè, li butti?!».
Quando poi il Comitato d'affari fiuta i lavori per il G8, il solito Lunanuova spiega: «Lì non sono venute fuori cifre grossissime e quelle che sono venute fuori, più o meno, sono già indirizzate su prodotti che già hanno un nome e un cognome». C'è la corsa ad accaparrarsi una quota di lavori per il gasdotto Italia-Albania. E ancora ci sono altri cinquanta milioni di euro sbloccati dall'emergenza del terremoto dell'Aquila - servono per la rete di Isoradio e per varie infrastrutture al servizio della Protezione civile.
Sembrava proprio che avessero il vento in poppa, con quel Santo Protettore che avevano alle spalle... Il 25 marzo - scrivono gli investigatori - un incontro tra Enrico Intini e Pier Francesco Guarguaglini veniva sostituito da una telefonata in cui il presidente di Finmeccanica, diceva Intini, aveva dato il suo nulla osta a proseguire sui progetti "messi in cantiere". Cioè, erano stati autorizzati a mettere in piedi i bandi di gara». Poi però arrivò la D'Addario e adieu.
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