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E’ INIZIATO L’ESODO DAL PD: DOPO L’ADDIO DI MARIANNA MADIA, ALTRI RIFORMISTI PENSANO DI SALUTARE ELLY SCHLEIN – LA PRODIANA SANDRA ZAMPA SMENTISCE LE VOCI CHE LA DANNO IN USCITA DAI DEM (“NON LASCIO MA IL PD SI DEVE RAFFORZARE NEL PLURALISMO”). ANCHE GRAZIANO DELRIO, DOPO LA VICENDA DELLA LEGGE CONTRO L'ANTISEMITISMO, CHE LO HA MESSO IN ROTTA DI COLLISIONE CON I VERTICI DEL PARTITO, E’ IN AVVICINAMENTO A RENZI – IL NODO DELLE RICANDIDATURE: STATUTO ALLA MANO, CHI HA GIÀ FATTO TRE LEGISLATURE COMPLETE (QUINDICI ANNI) RISCHIA DI RESTARE FUORI A MENO DI UNA DEROGA DI SCHLEIN. DA MALPEZZI A  QUARTAPELLE, DA FILIPPO SENSI A VERINI: IN QUANTI NELLA MINORANZA INTERNA SARANNO RICANDIDATI E RIELETTI? 

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sandra zampa foto di bacco (2)

Zampa, non lascio il Pd,si deve rafforzare nel pluralismo"

 (ANSA) -  "Se sono in uscita dal Pd? No, io penso che il Pd debba rafforzarsi nel pluralismo e non radicalizzarsi" su alcune posizioni. "Fermo restando che chi vince le primarie porta avanti una linea, è nostro compito batterci" affinché il partito abbia "un'anima plurale" e possa parlare ad una platea "più ampia".

 

Lo ha detto all'ANSA Sandra Zampa interpellata sulle ricostruzioni giornalistiche che la danno in possibile uscita dal Pd. A suo avviso, sarebbe bene che "chi governa il Pd si faccia delle domande e dia delle risposte"

 

MARIANNA MADIA

Niccolò Carratelli per “la Stampa” - Estratti

 

marianna madia

Marianna se n'è andata e gli altri soffrono in silenzio. I colleghi della minoranza riformista, rammaricati per la scelta di Madia, peraltro ampiamente prevedibile, di lasciare il Pd, mischiano il dispiacere con un pizzico inconfessabile di invidia. Perché lei, alla fine, ha avuto il coraggio di andarsene: via dal gruppo dem alla Camera e adesione, da indipendente, a quello di Italia Viva (è già entrata nella chat interna).

 

Non aderisce formalmente al partito di Matteo Renzi, perché l'ex premier non vuole dare l'impressione di aver ordito un'operazione ostile a Elly Schlein, visto il suo impegno quotidiano a dipingersi come il miglior alleato della segretaria Pd. Dal Nazareno nessun commento, si assiste volutamente in silenzio. Ma la stessa Madia è stata ben attenta a evitare un addio polemico.

 

Per differenziarlo da quello di Elisabetta Gualmini, che a febbraio ha lasciato la delegazione dem al Parlamento europeo, parlando di «mutazione genetica» del partito e passando direttamente ad Azione. 

 

marianna madia a gubbio

Quindi, fuori dalla coalizione che punterà a sloggiare Giorgia Meloni da Palazzo Chigi. 

 

(...) In realtà, l'idea di sbattere il portone del Nazareno ha sfiorato più d'uno. Il primo nome che viene in mente è quello di Graziano Delrio. 

 

E non solo per l'urticante vicenda della legge contro l'antisemitismo, che lo ha messo in rotta di collisione con i vertici del partito. L'ex ministro ha in comune con Madia il rapporto di lunga data con Renzi: entrambi suoi ex ministri e lui anche sottosegretario a Palazzo Chigi. Entrambi ospiti alla Leopolda, lo scorso ottobre, e un mese fa al lancio delle "primarie delle idee" volute dal leader di Italia Viva.

 

Ma Delrio, nel caso, non pensa a un ritorno al fianco di Renzi, ma alla costruzione di un contenitore più ampio, un grande centro di ispirazione cattolica e riformista. Va visto in quest'ottica il varo della sua associazione Comunità Democratica (prossimo evento il 16 maggio su Europa ed energia).

 

matteo renzi marianna madia (2)

Lui nega di voler strappare: «Se ci sono le condizioni, mi impegno dentro al Pd». Ma in quel «se», ci sono tutti i dubbi di questi mesi. Condivisi da Sandra Zampa, senatrice ed ex sottosegretaria, la parlamentare più vicina a Romano Prodi, da inserire tra coloro che, almeno una volta, sono stati tentati dall'addio. «Il punto è per andare dove e a fare cosa – spiega – non è una scelta che si improvvisa, serve un progetto strutturato». 

 

 

graziano delrio

Anche perché c'è un aspetto, tutt'altro che secondario, da considerare: la possibilità di ricandidatura alle prossime elezioni nelle liste del Pd. 

 

Liste che saranno firmate da Schlein e compilate con l'interessata partecipazione dei capi delle correnti che compongono la grande maggioranza a sostegno della segretaria. 

 

Statuto alla mano, chi ha già fatto tre legislature complete (quindici anni) rischia di restare fuori. Secondo i calcoli, che in Transatlantico già si fanno, sarebbero una trentina i possibili "esodati" dem e tra loro ci sono vari esponenti riformisti. Una era proprio Madia, in Parlamento dal 2008 (dalla nascita del Pd), anche se in teoria avrebbe potuto beneficiare di una deroga in quanto ex ministra.

 

MARIANNA MADIA ELLY SCHLEIN

Stesso discorso per Piero Fassino, Lorenzo Guerini o Paola De Micheli. «Ma, a prescindere dalle deroghe, il punto è che volto si vuole dare al Pd – spiega un'altra parlamentare riformista – le liste servono anche a quello e c'è un pezzo di elettorato che si sente rappresentato da noi». Da Filippo Sensi a Simona Malpezzi, da Lia Quartapelle a Walter Verini: in quanti, tra i malpancisti della minoranza interna, saranno ricandidati e rieletti? 

 

(...)

MADIA SCHLEIN RENZI

 

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